sabato 30 giugno 2007

Gay Pride, Roma invasa: «Siamo un milione»

Un corteo colorato sfila fino a San Giovanni. Ferrero, Pecoraro e la Pollastrini: «Giusto esserci». Cori contro Prodi. Critiche dalla Cdl
Centinaia di migliaia in corteo a Roma per la giornata dell'orgoglio omosessuale. Un milione per gli organizzatori. Tantissime le associazioni, pochi i politici, slogan pro-Dico e anti-Vaticano. Musica, colori e voglia di diritti. Gli striscioni chiedono diritti per single e coppie di fatto, dicono basta all'omofobia e alle interferenze porporate, Sono signore eleganti e uomini un po' in età i più applauditi, sono le associazioni dei genitori di omosessuali, "orgogliosamente felici" perché, c'è scritto sulle loro magliette, "Etero o gay, sono sempre figli miei".
Francesco Lantana

sabato 23 giugno 2007

bilancio pride e prossimo incontro

ciaoooo
una bellissima manifestazione alle spalle e le emozioni e i messaggi del pride di roma ancora vivi ci spingono a non aspettare troppo per il prossimo incontro del collettivo di livorno
martedì 26 giugno
ore 21
all'enoteca della fortezza vecchia
prossimo incontro di LIVORNO PER IL PRIDE

un incontro informale (ma quale incontro finora è stato formale?) per valutare il percorso fatto finora e mettere a frutto il grandioso risultato di roma e il lavoro fatto finora a livorno, per impostare il lavoro da fare in futuro (tanto, tantissimo!)
vi aspettiamo numeros*
ciao
nicla

lunedì 11 giugno 2007

CON IL PRIDE PIÙ DIRITTI PER TUTTE/I
INCONTRO CON
FRANCESCA POLO (Presidente nazionale ARCILESBICA)
BERT D’ARAGON (Presidente regionale ARCIGAY)

MARTEDI’ 12 GIUGNO
ORE 18

PRESSO IL CENTRO ARTISTICO “IL GRATTACIELO
Via del Platano 6
SEGUIRÀ APERITIVO
E
INCONTRO CON LE REALTÀ LOCALI DI “LIVORNO PER IL PRIDE”

PARITÀ DIGNITÀ LAICITÀ

Le tre parole chiave che racchiudono una concezione della vita democratica che ponga tutti i cittadini sullo stesso piano, nella quale lo Stato non indichi dei modelli e stili di vita ai quali tutti debbano omologarsi per vedersi riconosciuti dei diritti e nella quale la definizione “stato laico” sia non solo etichetta ma, soprattutto, sostanza.

  • La laicità dello Stato è il fondamento del vivere civile, la garanzia dei diritti di tutte e tutti, è un bene primario da difendere da ogni forma di ingerenza confessionale.
  • La pari dignità e i pari diritti per le persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) e i conviventi di fatto.
  • Vogliamo rappresentare una richiesta diffusa di un’Italia migliore, che si opponga a progetti politici e culturali reazionari che alimentano la violenza sulle donne, sulle lesbiche, sui gay, sulle e sui trans e su ogni altro soggetto non garantito.
  • La lotta per le libertà individuali, l’autodeterminazione dei corpi e delle scelte di vita, deve essere assunta da un ampio e plurale arco di movimenti, gruppi, associazioni. Perché il Pride Nazionale del 16 giugno 2007, sia un grande appuntamento per tutte e tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia, l’antifascismo. Perché esiste un’altra Italia!

LIVORNO PER IL PRIDE

È già on-line un sito nel quale tutti/e possono intervenire
http://livornoperilpride.blogspot.com/
contattaci livornoperilpride@gmail.com

PER IL CORTEO DEL 16 GIUGNO INFO E PRENOTAZIONI CONTATTARE VALERIO D’ORIO: 3484935240

giovedì 7 giugno 2007

compiti per casa

ciao a tutt*
stasera ci siamo riuniti e il tema del giorno è stata la preparazione dell'iniziativa pubblica del 12 giugno al grattacielo. abbiamo fatto un volantino che metterò presto online.
Quindi ci siamo dati i seguenti appuntamenti e i seguenti compiti:
  • domani sera (ven 8 giugno), ore 22, appuntamento in fortezza vecchia per un volantinaggio e/o banchetto di pubblicità previa autorizzazione di toto (nicla e eliano e francesco)
  • sabato mattina portare nelle biblioteche e alla gaia scienza il volantino (francesco)
  • lunedì pomeriggio (11 giugno) ore 18 in p.zza grande, volantinaggio in centro (francesco e andrea e forse massimiliano)
  • contatto e accoglienza ospiti invitati: mariella (per francesca polo) valerio( per bert d'aragon)
  • comunicato stampa ai giornali (roberto)
  • spesa per aperitivo e contatto grattacielo (mila e forse sabra in contumacia)
  • apertura dibattito (nicla)
  • interventi delle associazioni locali promotrici (tutti i rappresentanti delle associazioni)

ovviamente tutto il resto che può essere fatto (mandare a tutti i nostri indirizzari l'invito, fotocopiare volantini, segnalare a valerio prenotazioni pullman, raccogliere soldi e finanziamenti per il pullman, dare rinforzi ai volantinaggi...) è gradito e caldamente accolto!!!

ce la possiamo fare, spero nei rinforzi e in una numerosa partecipazione!

baci nicla

Aggressione fascista a Roma

La notte tra il 5 e il 6 giugno tre militanti di Sinistra critica hanno subito un'aggressione per mano di fascisti armati di caschi e bastoni, nei pressi di Tor Vergata. Stavano attaccando i manifesti contro la visita di Bush in Italia e pubblicizzando le iniziative di protesta dei prossimi giorni, quando, nei pressi della facoltà di scienze dell'università di Tor Vergata sono arrivate quattro persone a viso coperto armate di un casco, un bullock e una mazza di legno. Uno di loro si è avvicinato dicendo: "cosa state attaccando! Andatevene!"

Immediatamente dopo l'aggressione uno dei tre ha riportato, oltre alle contusioni, una ferita alla testa che ha richiesto 5 punti di sutura.

Il manifesto che attaccavano parla chiaro: Bush e Ratzinger “coppia di fatto”. Guerra e integralismo viaggiano sulla stessa strada, si aiutano e si foraggiano vicendevolmente creando il “solito” clima di tensione e di paura in cui i soliti loschi fascisti, con le loro solite modalità riescono a ritagliarsi uno spazio fin troppo grande. Il 9 e il 16 giugno saremo parte come Sinistra Critica di due grandi cortei.

Urleremo che la guerra non la vogliamo, che non vogliamo partecipare alle loro spartizioni, che noi siamo con emergency, che pretendiamo la liberazione immediata di Hanefi, che i tagli questo governo li deve fare alle spese militari, altrimenti può andarsene a casa. Urleremo che siamo tutt* lesbiche, tutt* omosessuali o non meglio definit*. E che la chiesa invece di intromettersi nella politica italiana potrebbe continuare a oziarsi nei suoi lussuosi palazzi. Camicie o tuniche a noi il nero non ci piace.

Associazione Sinistra Critica – Roma

mercoledì 6 giugno 2007

Sabato 9 giugno a Firenze nasce LINFA

Si svolgera' sabato 9 giugno a Firenze, presso la sala dell'ex carcere Le Murate, in Piazza Madonna della Neve, il congresso fondativo della 'Linfa', Lega italiana nuove famiglie, che sostituira' la 'Liff', Lega italiana famiglie di fatto. Al congresso, informa una nota dell'associazione, parteciperanno anche esponenti del governo e della maggioranza di centrosinistra, tra i quali il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il sottosegretario alla Famiglia Maria Chiara Acciarini, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi e il parlamentare di Sd, Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay.'
'La famiglia cambia, ma nessuno la mette in discussione - dichiara Alessandro Zan, candidato alla presidenza della 'Linfa' -. Calano i matrimoni, crescono divorzi e separazioni, aumentano le famiglie di fatto e la politica e il Parlamento continuano a ignorare queste nuove realta'. L'aumento delle nuove famiglie attesta il venir meno della tradizione matrimoniale e della sua indissolubilita', nonche' la crescente volonta' degli individui di riaffermare la propria identita' all'interno della societa'''.
Saranno presenti Alessio De Giorgi e Christian Panicucci, la coppia che ha sottoscritto il Pacs all'ambasciata di Francia, e Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, che hanno fatto regolare richiesta di unirsi in matrimonio con rito civile al Comune di Firenze, richiesta poi respinta in via ufficiale, e hanno intrapreso la loro battaglia legale presentando in questi giorni il ricorso al Tribunale di Firenze.

martedì 5 giugno 2007

Report e prossimi appuntamenti

ciao a tutt*
lunedì passato 4 giugno c'è stata la nostra riunione, disertata da molti per vari motivi personali (e spero non di disamore verso il collettivo!), e quindi scarsamente partecipata.
I pochi presenti hanno deciso di buttare giù una bozza di volantino per l'iniziativa pubblica del 12 giugno, in modo di averlo pronto come base per giovedì e fare una buona pubblicità durante il fine settimana.
Quindi
GIOVEDI' 7 GIUGNO
ORE 20.30 (a oltranza)
presso rif. com. in Borgo dei cappuccini 278
PROSSIMO INCONTRO DI LIVORNO PER IL PRIDE
per preparare politicamente l'iniziativa pubblica del 12 giugno (che si terrà al Grattacielo e avrà come ospiti esterni Francesca Polo - pres. nazionale di Arcilesbica, e un rappresentante del nazionale di Arcigay)
per definire i dettagli tecnici dell'iniziativa e della nostra partecipazione a Roma il 16 giugno
per valutare le prospettive livornesi del dopo manifestazione.
PARTECIPATE, PARTECIPATE, PARTECIPATE
vi invito inoltre a usare il blog, sia come strumento di scambio per informazioni pratiche, sia come spazio per discutere e scambiarsi idee e suggerimenti.
Ciao a tutt*
Nicla

domenica 3 giugno 2007

Crimen sollicitationis

Il Crimen sollicitationis è un documento segreto che il cardinale Ratzinger, che in quel tempo istruiva le cause per abusi sui minori, mandò ai vescovi di tutto il mondo, avvertendoli che li avrebbe scomunicati se avessero richiamato l'attenzione del pubblico su quanto stava accadendo in seno alla chiesa cattolica.

Vedi video:

Il Crimen Sollicitationis

Francesco Lantana

sabato 2 giugno 2007

Livorno per il Pride al concerto degli Shellac

Ciao a tutt*
venerdì sera al circolo Arci The Cage ho fatto un piccolo angolo esponendo il nostro striscione e tutto il materiale che avevo a disposizione (agedo,arcilesbica,verdi,uaar,sinistracritica,straccetti,legge toscana contro discriminazioni) e il volantino nostro.
Il concerto è stato piuttosto partecipato,ma non quanto lo sarebbe stato in Fortezza. Il materiale distribuito non è stato tantissimo (anche se straccetti fucsia e adesivi dei verdi "omosessuale è naturale" sono andati a ruba). L'altro aspetto negativo dal punto di vista dell'impatto cittadino è che molti spettatori erano della zona di firenze, quindi solidali per gli straccetti e la campagna in generale (forse più sensibilizzati) ma non essendo livornesi erano scarsamente interessati alla nostra esistenza sul territorio.
Credo che comunque sia un'esperienza da ripetere, se ne abbiamo la forza, il tempo e la voglia.
Invito quindi tutt* a portare altro materiale (arcigay, crisalide!!!!) lunedì alla riunione delle 18.30 e di programmare almeno un'altra uscita in città prima del 12, anche per pubblicizzare l'incontro pubblico al grattacielo.
un saluto
Nicla

Novità

"Il Tirreno" di oggi, sabato 2 giugno, ha pubblicato il nostro comunicato stampa ed è sicuramente un passo importante per tastare il polso dell'attenzione cittadina verso questa manifestazione ed aprirsi ad altre realtà che sono rimaste alla finestra.
Vedremo....

Mi sono preso la briga di mandare la nostra adesione alla piattaforma politica di Roma Pride, e quindi il link di questo blog dovrebbe apparire sul sito a giorni.

Ieri c'è stato il primo banchetto al concerto degli "Shellac", spostato per il maltempo dalla Fortezza Nuova al Cage, in zona industriale, dietro il capannone di una nota catena di elettrodomestici (che volete... non mi va di fare pubblicità).
Io ho rinunciato visto che era necessario fare biglietto per entrare ed è un periodo che mi posso permettere ben poco; in ogni caso Nicla e Iacopo ci sarebbero andati comunque... attendiamo da loro un report!

Ciao a tutt*

Andrea M.

venerdì 1 giugno 2007

LA FAMIGLIA, LO STATO E LA PROPRIETA’ PRIVATA

In questi ultimi tempi si è ripreso a parlare di “famiglia” in seguito al disegno di legge sui DI.CO. (Diritti e doveri dei Conviventi), misero surrogato dei PA.C.S. (Patto Civile di Solidarietà) che hanno trovato una facile e piena applicazione dappertutto, in Europa e nell’intero mondo civile e progredito, persino nella cattolicissima Spagna, tranne che in Italia, in Grecia e in Polonia. Queste nazioni (eccetto la Grecia, in cui la stragrande maggioranza della popolazione è legata al culto e alla chiesa ortodossa) restano gli unici paesi ancora soggiogati dall’ingerenza esercitata dal Vaticano. Il quale, prima ha azzerato e vanificato l’ipotesi-progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo che voleva approvare i DI.CO., annullando (forse) definitivamente l’idea di regolamentare, ratificare e legalizzare formalmente in Italia, seppure con una legge-capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si intendono non solo le coppie omosessuali (di cui si sta discutendo in modo quasi esclusivo e fuorviante), ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di legittimare e consacrare la propria unione sia in chiesa che in municipio, ripudiando l’autorità dell'altare e del trono.

Non c’è alcun dubbio che si tratta di un tema elitario, che interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza degli italiani e delle italiane, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte al turpe attacco sferrato dal potere clericale e neodemocristiano contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile e culturale della società italiana, così come è già accaduto in altri Stati europei.
La curia pontificia romana ha voluto dimostrare ed esprimere tutta la sua arroganza e la sua prepotenza di stampo mafioso, liberticida, antiprogressista, ingerendo pesantemente nel dibattito pubblico nazionale e, soprattutto, minando e pregiudicando la stabilità politica del paese. Infatti, la recente crisi governativa rivela una precisa maternità (pardon, paternità), ovvero la responsabilità della chiesa cattolica apostolica romana, la cui lunga mano si è palesata nell’aula di Palazzo Madama il giorno delle Ceneri (data non casuale) in occasione del dibattito parlamentare sulla mozione in materia di politica estera, presentata da Massimo D’Alema. Il governo è stato messo in minoranza, stranamente, su un argomento di politica estera (cosa mai avvenuta prima in Italia), benché alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato con una maggioranza bulgara il rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan. Dunque, questa è la riprova (se c’era bisogno di conferme in tal senso) che il governo è andato sotto per motivi che nulla hanno a che fare con la questione della politica estera e delle guerre in cui l’Italia è coinvolta, bensì a causa di un’altra “guerra”, diciamo pure “civile”, ossia un conflitto tutto intestino e organico alla società italiana.

Si tratta di una “guerra tra froci”, come ha ironicamente affermato un gay durante una manifestazione svoltasi a Roma per protestare contro le posizioni reazionarie e misoneiste del Vaticano, ossia di uno scontro tra omosessuali dichiarati, liberi, coscienti e orgogliosi di esserlo, che rivendicano i propri sacrosanti diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano clandestinamente la pederastia nel segreto delle curie, delle canoniche, degli oratori, delle sagrestie, delle parrocchie, dei monasteri, delle abbazie. Insomma, ovunque vi siano parroci, prelati, vescovi, catechisti, chierici, cardinali, pontefici, priori, frati, suore, seminaristi ed ogni sorta di ecclesiastici costretti al voto di castità, ossia a logoranti e innaturali periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta e formatasi all’interno di una visione visceralmente sessuofobica e omofobica, che contrasta con la tradizione e la storia passata dell’intera umanità. Una concezione che contraddice ed azzera la cultura dei secoli antecedenti all’avvento della cristianità, quando in tutte (proprio tutte) le civiltà umane, dall’antico Egitto alla Grecia, a Roma, dalla Persia all’India, dalla Cina alle civiltà precolombiane, la sessualità veniva vissuta e praticata liberamente, senza pregiudizi morali, senza ipocrisie, senza remore, tabù o inibizioni, senza mistificazioni, inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Invece, con l’avvento del cristianesimo, esattamente con l’affermarsi della chiesa medievale, protervamente cattolico-integralista, violentemente oltranzista, misogina e misoneista, offuscata e condizionata da pregiudizi bigotti e dall’intolleranza più retriva, l’antica idea della sessualità è stata completamente ribaltata, probabilmente anche per le ragioni storiche addotte e ipotizzate da Dan Brown nel suo celebre romanzo “Il codice da Vinci”. Ricordate? La necessità di censurare e cancellare la memoria storica della presunta non verginità di Cristo, della sua unione carnale con la regina Maria Maddalena, del frutto sacro del loro amore coniugale, ossia la discendenza regale di Gesù e della Maddalena, è all’origine di una chiesa maschilista, conservatrice, ipocrita, arida e disumana, intollerante, acerrima nemica della femminilità e del femminino sacro, presente in tutte le culture e le civiltà umane del passato, un elemento (quello femminile) adorato in tutte le religioni pagane.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside nell’antico Egitto, ad Afrodite nell’antica Grecia, a Venere nell’antica Roma, a Devi nella religione induista, alla stessa vergine Maria, che nel paleocristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta.
Una chiesa “votata” dunque alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più degenere ed insana, in quanto negata e mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante e inumana.

In tale contesto psicologico e culturale, profondamente sessuofobico e omofobico, che nega e calpesta la libertà sessuale, così come viola e mortifica la libertà dello spirito (la sessualità era anticamente vissuta come momento supremo di un elevato connubio spirituale, e non solo carnale, tra le persone dello stesso sesso o di sesso diverso, nonché come sublime opportunità di incontro e congiunzione con il divino), le uniche alternative per i preti, i monaci, le suore (se di scelte alternative si può parlare per chi è costretto al voto di castità) restano l’autoerotismo (ovvero la masturbazione), l’onanismo (inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione), la pedofilia e, appunto, la pederastia. Infatti, le chiese, le abbazie, i monasteri di clausura, gli oratori, le canoniche, sono da secoli teatro di depravazioni e scandali sessuali, di atti sessuali innaturali, quali la pedofilia, il sadomasochismo e altre oscene perversioni.

Dietro l'architettura sontuosa delle basiliche, dei santuari e degli edifici ecclesisatici, dietro le raffigurazioni mistiche dei santi, dietro il rigore estetico dei capolavori artistici eseguiti dai massimi ingegni dello spirito universale (Giotto, Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Botticelli, ecc.), dietro le absidi, gli altari, le cripte, le navate, le guglie, dietro gli allestimenti costruiti nei diversi stili architettonici (romanico, gotico, rinascimentale, barocco, neoclassico, ecc.), dietro gli affreschi, i dipinti e gli ornamenti più ingegnosi e raffinati, si annidano luoghi impuri ed angusti, scevri di ogni misticismo e di ogni verginità (della carne e dello spirito), celle anguste, simili ad anfratti, angoli bui e desolanti, impregnati di angoscia e disperazione, stanze segreganti e mortificanti, in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli e gli indifesi, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più morbosa e raccapricciante (come, del resto, nelle carceri e nei penitenziari statali), in quanto vissuta in mala fede, di nascosto, nel terrore di essere scoperti, insomma nell’ipocrisia immorale e non nella libertà.

Quanti aborti non desiderati dalle donne, sono stati imposti e cagionati dai preti che volevano cancellare la prova della propria paternità, ossia del proprio "peccato"? Quanti figli di illustri prelati sono nati e vissuti nei secoli passati e nascono tuttora? Quanti figli del clero sono stati ammazzati, appena nati? E via discorrendo...
Dietro la nobile facciata etico-spirituale del Vangelo, dietro gli orpelli religiosi, dietro le sante relique e l'iconografia dei martiri cristiani, dietro abiti e paramenti sacri, dietro le cerimonie liturgiche, i salmi, gli inni, dietro i dogmi e i precetti canonici, dietro le prediche e i sermoni recitati dal pulpito, dietro le oblazioni e le donazioni (al clero, non ai poveri), dietro le missioni colonizzatrici, il filantropismo ipocrita, l'assistenza e il conforto morale offerti ai diseredati, agli ultimi tra gli ultimi, ai più indigenti tra i bisognosi, in cambio però della loro conversione, dietro gli esercizi spirituali e le penitenze, dietro le dottrine, le visioni misticheggianti, le autoflagellazioni della carne, dietro i riti sacerdotali, le pose ieratiche, le processioni, le novene, le litanie, le giaculatorie, si celano soltanto la menzogna e la finzione più abietta, la miseria morale e la violenza derivanti da un'insana astinenza sessuale legata al voto di castità, che umilia e disumanizza la condizione del clero. Per il quale il potere politico e temporale si è trasformato in un mostruoso surrogato dell'amore, ovvero in un'alienante forma di compensazione di un vuoto in realtà incolmabile.

Ecco perchè tantissimi preti sono così crudeli e misantropi, avversi ed ostili verso le mondanità terrene, a loro volta invisi e osteggiati dagli uomini, sono così spietati e brutali, aridi e insensibili, proprio perchè repressi nei propri istinti più naturali e più genuini.
La CEI del cardinale Ruini ha voluto scatenare e mettere in campo tutto il proprio strapotere politico di stampo codino e forcaiolo, cancellando l’opera del governo in materia di DI.CO., intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza e di tracotanza assolutamente inaccettabile e ingiustificabile in un vero stato di diritto e in un paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine ad una durissima contrapposizione frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato (ma neanche tanto) in un’intervista rilasciata ad un programma televisivo trasmesso di recente da una rete nazionale. Una trasmissione che ha suscitato reazioni scandalose, proteste furibonde, irrazionali e inconsulte da parte dei settori cattolici più oltranzisti, estremisti e fondamentalisti del ceto politico italiano.

Abbiamo così visto ergersi a “paladini” dei sacri valori della famiglia tradizionale personaggi, lindi e puliti come Pier Ferdinando Casini. Il quale conduce notoriamente una vita privata davvero “incasinata”, essendosi sposato regolarmente e poi separato, ha quindi divorziato, attualmente convive con una ragazza con cui ha generato anche una figlia. Ebbene, costui, davvero puro e immacolato come la neve (ma dopo settimane di esposizione ai gas di scarico delle automobili e ad altre fonti inquinanti), fulgido esempio della morale più tradizionale e ortodossa, si batte accanto ad altri noti esponenti della vecchia Democrazia cristiana.
Si è infatti formato e costituito uno schieramento politico trasversale che comprende, tra gli altri, il goffo e ingombrante Mastella (apparso in evidente imbarazzo durante una trasmissione televisiva, talmente si è disabituato ad un serio contraddittorio verbale, aduso ormai ad un pubblico sempre ossequioso e deferente, a giornalisti prezzolati e servili che pongono facili e comode domande con risposte già pronte e servite su un piatto d’argento), il cinico, spregiudicato, ma cattolicissimo Giulio Andreotti, il “cardinale” per antonomasia, con annessi e connessi i tanti Rutelli e Binetti (ed altri autoflagellanti) del Parlamento italiano, improvvisamente riunificati e impegnati in una nuova crociata in difesa della santità e inviolabilità della famiglia italiana, una santità e un’inviolabilità che di fatto non esistono più da tempo, semmai sono esistite in qualche angolo sperduto, isolato e idilliaco del nostro strano e sventurato Paese.

Ma si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze esteriori, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che i problemi, le contraddizioni e i mali non esistono nella realtà se non vengono riconosciuti e registrati formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ed ammettere ciò che appare ed è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino, non si mostrino e, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto, tanto meno il diritto a farsi una famiglia.
Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, così come sostengono i teocons e teodem made in Italy? Oppure esistono nella realtà effettiva molteplici e diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali, e via discorrendo?

Ebbene, se esistono e sono destinate a crescere di numero, altre forme di rapporti familiari, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa ci si dovrebbe opporre?
Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo in verità non esiste, è un’invenzione del giusnaturalismo, di quella dottrina filosofico-giuridica che afferma l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.
Ma in natura non esistono né la pedofilia né la guerra tra esemplari della stessa specie vivente, eppure esistono e sono purtroppo pratiche diffusissime nelle società umane. Così come, invece, in natura ci sono numerose specie animali che praticano la sodomia: basta pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. E via discorrendo…

Ciò che esiste è invero il diritto positivo, in quanto creazione dello spirito e dell’ingegno umano, un prodotto storicamente determinato dai rapporti di forza insiti all’interno delle diverse formazioni economico-sociali. L’opera di legislazione dell’uomo ha in qualche misura registrato e sancito le varie e crescenti conquiste del progresso sociale, del processo di emancipazione materiale e culturale dei popoli, per cui, ad esempio, la schiavitù e il lavoro servile non esistono più da tempo (almeno formalmente), essendo stati aboliti dal diritto universale, mentre in passato erano comunemente ritenuti una prassi “naturale”, “normale”, “inevitabile”.
Il familismo, inteso come esaltazione dei principi e delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno bloccato e impedito in ogni modo l’accesso al potere per le generazioni più giovani, instaurando una vera dittatura.
L’ideologia familistica è la prima, elementare tendenza conservatrice e stabilizzante dell’ideologia e della società borghese, è un aspetto fondamentale dell’ideologia più tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui si impernia la società vigente. La famiglia atomizzata è l’estrema sintesi-rappresentazione dell’esasperato individualismo ed economicismo sempre più dominanti nell’odierna società capitalistica.

La battaglia per i PACS, o i DI.CO., rimane nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili e democratico-borghesi, e non punta certo all’abbattimento del sistema sociale vigente.
Soltanto in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che il riconoscimento e la regolamentazione legale delle convivenze di fatto, potrebbero condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, quindi dello Stato e della proprietà privata. Invece, nulla di simile è avvenuto laddove sono stati introdotti i PACS, come ad esempio negli U.S.A., in Gran Bretagna, nei paesi scandinavi, in Olanda, in Germania, in Francia, in Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti e approvati i diritti delle coppie di fatto.
Probabilmente, altre forme di comunità e di rapporti umani e sociali, come le comuni, le associazioni e le famiglie comunitarie – esatto contrario della famiglia nucleare borghese -, sperimentate ad esempio dal movimento hippy nel corso degli anni '70, avrebbero potuto sortire effetti maggiormente eversivi e destabilizzanti per la società borghese dell’epoca.

Non a caso, quelle esperienze comunitarie fallirono rapidamente, proprio perché tentate nel quadro invariato, e non rivoluzionato, dei rapporti di sfruttamento, di alienazione economica, di supremazia e di subordinazione gerarchica presenti nel sistema capitalistico. E i “figli dei fiori” furono sgominati e spazzati via facilmente dalla reazione dello Stato, che ricorse non solo e non tanto all’intervento armato delle strutture autoritarie e repressive per antonomasia, ossia l’esercito, la polizia e il carcere, quanto soprattutto agli effetti e alla diffusione pilotata di alcune droghe devastanti quali l’eroina, l’LSD, ossia l’acido lisergico e altri allucinogeni pesanti.

Lucio Garofalo

LA FAMIGLIA, LO STATO E LA PROPRIETA’ PRIVATA

In questi ultimi tempi si è ripreso a parlare di “famiglia” in seguito al disegno di legge sui DI.CO. (Diritti e doveri dei Conviventi), misero surrogato dei PA.C.S. (Patto Civile di Solidarietà) che hanno trovato una facile e piena applicazione dappertutto, in Europa e nell’intero mondo civile e progredito, persino nella cattolicissima Spagna, tranne che in Italia, in Grecia e in Polonia.

Queste nazioni (eccetto la Grecia, in cui la stragrande maggioranza della popolazione è legata al culto e alla chiesa ortodossa) restano gli unici paesi ancora soggiogati dall’ingerenza esercitata dal Vaticano. Il quale, prima ha azzerato e vanificato l’ipotesi-progetto dei PACS, quindi ha affossato il governo che voleva approvare i DI.CO., annullando (forse) definitivamente l’idea di regolamentare, ratificare e legalizzare formalmente in Italia, seppure con una legge-capestro, le convivenze di fatto. Con tale espressione si intendono non solo le coppie omosessuali (di cui si sta discutendo in modo quasi esclusivo e fuorviante), ma anche quelle eterosessuali che rifiutano di legittimare e consacrare la propria unione sia in chiesa che in municipio, ripudiando l’autorità dell'altare e del trono.

Non c’è alcun dubbio che si tratta di un tema elitario, che interessa un’esigua minoranza di individui, e non certo la maggioranza degli italiani e delle italiane, ma non si può rinunciare ad assumere una netta posizione critica di fronte al turpe attacco sferrato dal potere clericale e neodemocristiano contro le spinte e i movimenti progressisti che partecipano all’emancipazione civile e culturale della società italiana, così come è già accaduto in altri Stati europei.
La curia pontificia romana ha voluto dimostrare ed esprimere tutta la sua arroganza e la sua prepotenza di stampo mafioso, liberticida, antiprogressista, ingerendo pesantemente nel dibattito pubblico nazionale e, soprattutto, minando e pregiudicando la stabilità politica del paese. Infatti, la recente crisi governativa rivela una precisa maternità (pardon, paternità), ovvero la responsabilità della chiesa cattolica apostolica romana, la cui lunga mano si è palesata nell’aula di Palazzo Madama il giorno delle Ceneri (data non casuale) in occasione del dibattito parlamentare sulla mozione in materia di politica estera, presentata da Massimo D’Alema. Il governo è stato messo in minoranza, stranamente, su un argomento di politica estera (cosa mai avvenuta prima in Italia), benché alcuni giorni dopo, a “crisi” risolta, lo stesso Parlamento abbia votato con una maggioranza bulgara il rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan. Dunque, questa è la riprova (se c’era bisogno di conferme in tal senso) che il governo è andato sotto per motivi che nulla hanno a che fare con la questione della politica estera e delle guerre in cui l’Italia è coinvolta, bensì a causa di un’altra “guerra”, diciamo pure “civile”, ossia un conflitto tutto intestino e organico alla società italiana.

Si tratta di una “guerra tra froci”, come ha ironicamente affermato un gay durante una manifestazione svoltasi a Roma per protestare contro le posizioni reazionarie e misoneiste del Vaticano, ossia di uno scontro tra omosessuali dichiarati, liberi, coscienti e orgogliosi di esserlo, che rivendicano i propri sacrosanti diritti, e sodomiti non dichiarati, che da secoli praticano clandestinamente la pederastia nel segreto delle curie, delle canoniche, degli oratori, delle sagrestie, delle parrocchie, dei monasteri, delle abbazie. Insomma, ovunque vi siano parroci, prelati, vescovi, catechisti, chierici, cardinali, pontefici, priori, frati, suore, seminaristi ed ogni sorta di ecclesiastici costretti al voto di castità, ossia a logoranti e innaturali periodi di astinenza sessuale. Pretaglia cresciuta e formatasi all’interno di una visione visceralmente sessuofobica e omofobica, che contrasta con la tradizione e la storia passata dell’intera umanità. Una concezione che contraddice ed azzera la cultura dei secoli antecedenti all’avvento della cristianità, quando in tutte (proprio tutte) le civiltà umane, dall’antico Egitto alla Grecia, a Roma, dalla Persia all’India, dalla Cina alle civiltà precolombiane, la sessualità veniva vissuta e praticata liberamente, senza pregiudizi morali, senza ipocrisie, senza remore, tabù o inibizioni, senza mistificazioni, inganni o menzogne, seguendo le tendenze insite nella natura umana.

Invece, con l’avvento del cristianesimo, esattamente con l’affermarsi della chiesa medievale, protervamente cattolico-integralista, violentemente oltranzista, misogina e misoneista, offuscata e condizionata da pregiudizi bigotti e dall’intolleranza più retriva, l’antica idea della sessualità è stata completamente ribaltata, probabilmente anche per le ragioni storiche addotte e ipotizzate da Dan Brown nel suo celebre romanzo “Il codice da Vinci”. Ricordate? La necessità di censurare e cancellare la memoria storica della presunta non verginità di Cristo, della sua unione carnale con la regina Maria Maddalena, del frutto sacro del loro amore coniugale, ossia la discendenza regale di Gesù e della Maddalena, è all’origine di una chiesa maschilista, conservatrice, ipocrita, arida e disumana, intollerante, acerrima nemica della femminilità e del femminino sacro, presente in tutte le culture e le civiltà umane del passato, un elemento (quello femminile) adorato in tutte le religioni pagane.

Si sa che gli idoli femminili erano diffusi ovunque nell’antichità: si pensi ad Iside nell’antico Egitto, ad Afrodite nell’antica Grecia, a Venere nell’antica Roma, a Devi nella religione induista, alla stessa vergine Maria, che nel paleocristianesimo era una figura ispirata alla dea Iside, divenuta poi Isotta.
Una chiesa “votata” dunque alla castità, oppure all’onanismo, alla pedofilia e alla sodomia più degenere ed insana, in quanto negata e mortificata, costretta alla clandestinità più aberrante e inumana.

In tale contesto psicologico e culturale, profondamente sessuofobico e omofobico, che nega e calpesta la libertà sessuale, così come viola e mortifica la libertà dello spirito (la sessualità era anticamente vissuta come momento supremo di un elevato connubio spirituale, e non solo carnale, tra le persone dello stesso sesso o di sesso diverso, nonché come sublime opportunità di incontro e congiunzione con il divino), le uniche alternative per i preti, i monaci, le suore (se di scelte alternative si può parlare per chi è costretto al voto di castità) restano l’autoerotismo (ovvero la masturbazione), l’onanismo (inteso come pratica anticoncezionale del coitus interruptus per impedire la procreazione), la pedofilia e, appunto, la pederastia. Infatti, le chiese, le abbazie, i monasteri di clausura, gli oratori, le canoniche, sono da secoli teatro di depravazioni e scandali sessuali, di atti sessuali innaturali, quali la pedofilia, il sadomasochismo e altre oscene perversioni.

Dietro l'architettura sontuosa delle basiliche, dei santuari e degli edifici ecclesisatici, dietro le raffigurazioni mistiche dei santi, dietro il rigore estetico dei capolavori artistici eseguiti dai massimi ingegni dello spirito universale (Giotto, Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Botticelli, ecc.), dietro le absidi, gli altari, le cripte, le navate, le guglie, dietro gli allestimenti costruiti nei diversi stili architettonici (romanico, gotico, rinascimentale, barocco, neoclassico, ecc.), dietro gli affreschi, i dipinti e gli ornamenti più ingegnosi e raffinati, si annidano luoghi impuri ed angusti, scevri di ogni misticismo e di ogni verginità (della carne e dello spirito), celle anguste, simili ad anfratti, angoli bui e desolanti, impregnati di angoscia e disperazione, stanze segreganti e mortificanti, in cui dilagano gli abusi e le sevizie sessuali contro i deboli e gli indifesi, in cui la pederastia si diffonde nella sua forma più morbosa e raccapricciante (come, del resto, nelle carceri e nei penitenziari statali), in quanto vissuta in mala fede, di nascosto, nel terrore di essere scoperti, insomma nell’ipocrisia immorale e non nella libertà.

Quanti aborti non desiderati dalle donne, sono stati imposti e cagionati dai preti che volevano cancellare la prova della propria paternità, ossia del proprio "peccato"? Quanti figli di illustri prelati sono nati e vissuti nei secoli passati e nascono tuttora? Quanti figli del clero sono stati ammazzati, appena nati? E via discorrendo...
Dietro la nobile facciata etico-spirituale del Vangelo, dietro gli orpelli religiosi, dietro le sante relique e l'iconografia dei martiri cristiani, dietro abiti e paramenti sacri, dietro le cerimonie liturgiche, i salmi, gli inni, dietro i dogmi e i precetti canonici, dietro le prediche e i sermoni recitati dal pulpito, dietro le oblazioni e le donazioni (al clero, non ai poveri), dietro le missioni colonizzatrici, il filantropismo ipocrita, l'assistenza e il conforto morale offerti ai diseredati, agli ultimi tra gli ultimi, ai più indigenti tra i bisognosi, in cambio però della loro conversione, dietro gli esercizi spirituali e le penitenze, dietro le dottrine, le visioni misticheggianti, le autoflagellazioni della carne, dietro i riti sacerdotali, le pose ieratiche, le processioni, le novene, le litanie, le giaculatorie, si celano soltanto la menzogna e la finzione più abietta, la miseria morale e la violenza derivanti da un'insana astinenza sessuale legata al voto di castità, che umilia e disumanizza la condizione del clero. Per il quale il potere politico e temporale si è trasformato in un mostruoso surrogato dell'amore, ovvero in un'alienante forma di compensazione di un vuoto in realtà incolmabile.

Ecco perchè tantissimi preti sono così crudeli e misantropi, avversi ed ostili verso le mondanità terrene, a loro volta invisi e osteggiati dagli uomini, sono così spietati e brutali, aridi e insensibili, proprio perchè repressi nei propri istinti più naturali e più genuini.
La CEI del cardinale Ruini ha voluto scatenare e mettere in campo tutto il proprio strapotere politico di stampo codino e forcaiolo, cancellando l’opera del governo in materia di DI.CO., intimidendo e ricattando l’azione legislativa per l’avvenire, esercitando una prova di forza e di tracotanza assolutamente inaccettabile e ingiustificabile in un vero stato di diritto e in un paese effettivamente laico e democratico. Per giungere infine ad una durissima contrapposizione frontale con il movimento per i diritti dei gay, ingaggiando quindi una “lotta tra froci”, come un omosessuale dichiarato ha ironizzato (ma neanche tanto) in un’intervista rilasciata ad un programma televisivo trasmesso di recente da una rete nazionale. Una trasmissione che ha suscitato reazioni scandalose, proteste furibonde, irrazionali e inconsulte da parte dei settori cattolici più oltranzisti, estremisti e fondamentalisti del ceto politico italiano.

Abbiamo così visto ergersi a “paladini” dei sacri valori della famiglia tradizionale personaggi, lindi e puliti come Pier Ferdinando Casini. Il quale conduce notoriamente una vita privata davvero “incasinata”, essendosi sposato regolarmente e poi separato, ha quindi divorziato, attualmente convive con una ragazza con cui ha generato anche una figlia. Ebbene, costui, davvero puro e immacolato come la neve (ma dopo settimane di esposizione ai gas di scarico delle automobili e ad altre fonti inquinanti), fulgido esempio della morale più tradizionale e ortodossa, si batte accanto ad altri noti esponenti della vecchia Democrazia cristiana.

Si è infatti formato e costituito uno schieramento politico trasversale che comprende, tra gli altri, il goffo e ingombrante Mastella (apparso in evidente imbarazzo durante una trasmissione televisiva, talmente si è disabituato ad un serio contraddittorio verbale, aduso ormai ad un pubblico sempre ossequioso e deferente, a giornalisti prezzolati e servili che pongono facili e comode domande con risposte già pronte e servite su un piatto d’argento), il cinico, spregiudicato, ma cattolicissimo Giulio Andreotti, il “cardinale” per antonomasia, con annessi e connessi i tanti Rutelli e Binetti (ed altri autoflagellanti) del Parlamento italiano, improvvisamente riunificati e impegnati in una nuova crociata in difesa della santità e inviolabilità della famiglia italiana, una santità e un’inviolabilità che di fatto non esistono più da tempo, semmai sono esistite in qualche angolo sperduto, isolato e idilliaco del nostro strano e sventurato Paese.

Ma si sa che in Italia contano soprattutto le apparenze esteriori, che “i panni sporchi si lavano in famiglia”, che i problemi, le contraddizioni e i mali non esistono nella realtà se non vengono riconosciuti e registrati formalmente, che basta nascondere il capo sotto la sabbia come gli struzzi per non vedere ed ammettere ciò che appare ed è sotto gli occhi di tutti, che gli omosessuali sono “liberi di esercitare” a condizione che si eclissino, non si mostrino e, soprattutto, che non rivendichino alcun diritto, tanto meno il diritto a farsi una famiglia.
Ma esiste davvero un solo tipo di famiglia, così come sostengono i teocons e teodem made in Italy? Oppure esistono nella realtà effettiva molteplici e diverse tipologie familiari, dalle coppie regolarmente sposate in chiesa a quelle coniugate solo civilmente, dalle unioni di fatto tra eterosessuali ai conviventi omosessuali, e via discorrendo?

Ebbene, se esistono e sono destinate a crescere di numero, altre forme di rapporti familiari, perché non legittimarne l’esistenza? In nome di chi o cosa ci si dovrebbe opporre?
Forse in nome del “diritto naturale”? Ma questo in verità non esiste, è un’invenzione del giusnaturalismo, di quella dottrina filosofico-giuridica che afferma l’esistenza di un complesso di norme di comportamento valide per l’uomo, ricavate dallo studio delle leggi naturali.
Ma in natura non esistono né la pedofilia né la guerra tra esemplari della stessa specie vivente, eppure esistono e sono purtroppo pratiche diffusissime nelle società umane. Così come, invece, in natura ci sono numerose specie animali che praticano la sodomia: basta pensare ai maschi sconfitti dagli esemplari dominanti, che non potendo accoppiarsi con le femmine della loro specie si devono accontentare di congiungersi con altri maschi. E via discorrendo…
Ciò che esiste è invero il diritto positivo, in quanto creazione dello spirito e dell’ingegno umano, un prodotto storicamente determinato dai rapporti di forza insiti all’interno delle diverse formazioni economico-sociali. L’opera di legislazione dell’uomo ha in qualche misura registrato e sancito le varie e crescenti conquiste del progresso sociale, del processo di emancipazione materiale e culturale dei popoli, per cui, ad esempio, la schiavitù e il lavoro servile non esistono più da tempo (almeno formalmente), essendo stati aboliti dal diritto universale, mentre in passato erano comunemente ritenuti una prassi “naturale”, “normale”, “inevitabile”.
Il familismo, inteso come esaltazione dei principi e delle virtù della famiglia tradizionale, è il valore italiano per eccellenza, è un parto privilegiato della gerontocrazia, di una società invecchiata in cui comandano le generazioni più anziane, che hanno bloccato e impedito in ogni modo l’accesso al potere per le generazioni più giovani, instaurando una vera dittatura.
L’ideologia familistica è la prima, elementare tendenza conservatrice e stabilizzante dell’ideologia e della società borghese, è un aspetto fondamentale dell’ideologia più tradizionale che proclama la difesa dei principi “Dio, Stato e famiglia” su cui si impernia la società vigente. La famiglia atomizzata è l’estrema sintesi-rappresentazione dell’esasperato individualismo ed economicismo sempre più dominanti nell’odierna società capitalistica.

La battaglia per i PACS, o i DI.CO., rimane nell’ambito dell’estensione delle libertà e dei diritti civili e democratico-borghesi, e non punta certo all’abbattimento del sistema sociale vigente.
Soltanto in Italia, colonia del VaticaNato, si osa sostenere che il riconoscimento e la regolamentazione legale delle convivenze di fatto, potrebbero condurre alla dissoluzione dei valori e delle strutture tradizionali della famiglia, quindi dello Stato e della proprietà privata. Invece, nulla di simile è avvenuto laddove sono stati introdotti i PACS, come ad esempio negli U.S.A., in Gran Bretagna, nei paesi scandinavi, in Olanda, in Germania, in Francia, in Spagna, in nessuna nazione dove sono stati riconosciuti e approvati i diritti delle coppie di fatto.
Probabilmente, altre forme di comunità e di rapporti umani e sociali, come le comuni, le associazioni e le famiglie comunitarie – esatto contrario della famiglia nucleare borghese -, sperimentate ad esempio dal movimento hippy nel corso degli anni '70, avrebbero potuto sortire effetti maggiormente eversivi e destabilizzanti per la società borghese dell’epoca.
Non a caso, quelle esperienze comunitarie fallirono rapidamente, proprio perché tentate nel quadro invariato, e non rivoluzionato, dei rapporti di sfruttamento, di alienazione economica, di supremazia e di subordinazione gerarchica presenti nel sistema capitalistico. E i “figli dei fiori” furono sgominati e spazzati via facilmente dalla reazione dello Stato, che ricorse non solo e non tanto all’intervento armato delle strutture autoritarie e repressive per antonomasia, ossia l’esercito, la polizia e il carcere, quanto soprattutto agli effetti e alla diffusione pilotata di alcune droghe devastanti quali l’eroina, l’LSD, ossia l’acido lisergico e altri allucinogeni pesanti.

Lucio Garofalo

giovedì 31 maggio 2007

comunicato stampa

ecco il comunicato mandato a Il tirreno:
LIVORNO PER IL PRIDE

È nato a Livorno un comitato di appoggio al Roma Pride 2007 che, il 16 giugno, costituirà, non solo la risposta laica e aperta alle differenze, del recente FamilyDay, ma anche una nuova apertura al dialogo e al confronto con la cittadinanza.

LIVORNO – È stato costituito un comitato in supporto del Roma Pride 2007. La manifestazione nazionale promossa dal movimento GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transgender) quest’anno più che mai ha assunto un significato e un’importanza di carattere generale. Le tre parole che riassumono gli ideali del Pride 2007 sono tre: parità, dignità, laicità. Sono tre parole chiave che racchiudono una concezione della vita democratica che ponga tutti i cittadini sullo stesso piano, nella quale lo Stato non indichi dei modelli e stili di vita ai quali tutti debbano omologarsi per vedersi riconosciuti dei diritti e nella quale la definizione “stato laico” sia non solo etichetta ma, soprattutto, sostanza. L’appoggio al Pride da parte di Livorno vuole anche evidenziare una situazione cittadina a dir poco stagnante, che sembra avere un po’ dimenticato il ruolo storico della città nella difesa del valore dell'inclusione verso le differenze culturali, comprese quelle di orientamento sessuale ed identità di genere e contro le discriminazioni.

Il Comitato raccoglie un gruppo di persone della città e della provincia che, al di la dell’appartenenza ad associazioni o forze politiche, si rivolge a tutti i cittadini. È già on-line un sito nel quale tutti possono intervenire (
http://livornoperilpride.blogspot.com/). Il comitato inoltre organizzerà,in città, delle iniziative volte a portare la corretta informazione sulla comunità GLBT e sullo stato di fatto della condizione in cui oggi ci troviamo nel nostro paese. Se è vero che i doveri sono uguali per tutti/e, è fondamentale che lo siano anche i DIRITTI. Inoltre è stato organizzato un viaggio in pullman che porterà a Roma il 16 giugno, il giorno della manifestazione, e a breve saranno annunciate ulteriori iniziative.

Aggiornamenti

Ciao a tutt*
ieri sera si è tenuta la riunione del collettivo Livorno per il Pride.
Il dibattito è stato come sempre partecipato, acceso e produttivo, quindi vi invito a partecipare al prossimo incontro
LUNEDI' 4 GIUGNO
ore 18,30 presso Rifondazione B.go dei Cappuccini 278
Le prossime uscite sicure in città saranno:
--venerdì 1 giugno, fortezza vecchia, infopoint durante il concerto degli shellac
-- martedì 12 giugno dalle 18 in poi c/o il centro artistico il grattacielo dibattito pubblico con Francesca Polo (presidente nazionale di arcilesbica) e Aurelio Mancuso (presidente nazionale di arcigay) e poi assemblea cittadina con le realtà locali che stanno promuovendo il pride.
vi informo inoltre che potete prenotarvi per il pullman per andare a roma il 16, trovate i contatti su http://www.arcigaylivornese.it
a domani sera
ciao
nicla

mercoledì 30 maggio 2007

Arcilesbica Pisa ti invita alla mostra fotografica "Le nuove Famiglie"

Dal 28/05/2007 al 3/06/2007 (cioè in questi giorni!) a Pisa, tutti i pomeriggi in Piazza delle Vettovaglie, sono esposte le belle fotografie pervenute per il concorso fotografico nazionale indetto da Arcilesbica Pisa Le Nuove Famiglie.
I/le partecipanti ci aiutano con la loro creatività a costruire un immaginario di libertà, di varietà i cui ciascuno possa inserirsi al meglio, valorizzato per quello che è, senza subire la violenza di costrizioni in schemi rigidi della propria individualità - perché, come ha detto una famosa fotografa, non si può costruire un nuovo mondo se non si dispone delle immagini per rapresentarlo - e questo vale addirittura per l'auto-immaginazione sulla propria vita: la difficolta' a proiettare nel fututo la propria vita e' cio' che rende per tante lesbiche e gay l'adolescenza un momento difficilissimo.

"Nuove famiglie" perchè l'attuale retorica sulla famiglia ci fa paura, ci ricorda vecchie retoriche che collegavano la famiglia alla patria e alla guerra, tutto spacciato per "naturale" dunque unico e giusto non criticabile non decostruibile,
Come donne lesbiche non dimentichiamo la decostruizione femminista che ha rivelato come proprio la famiglia sia stata storicamente il luogo della ruolizzazione e dunque della oppressione delle donne (ma di conseguenza dell'individuo), della perpetuazione dei rapporti di potere.
E le statistiche dei centri antiviolenza, come la cronaca di questi giorni, ci ricordano come la famiglia non sia affatto un idillio di per sé ma possa diventare luogo di violenza - proprio quando confinata agli "istinti naturali" della forza e della proprietà di una persona sull'altra.
Abbiamo imparato che la famiglia è una costruzione sociale e culturale, e con la società evolve, con la società condivide valori difetti rischi potenzialità

"Nuove famiglie" per risemantizzare radicalmente il concetto, pensando ad una famiglia che sia luogo di affetti vissuti autentici e non di ruoli prestabiliti, che sia un progetto di libera scelta, di espressione degli individui, di condivisione libera. Che non escluda, non tracci confini artificiali ma permetta la pluralità nel rispetto reciproco - dunque nuove famiglie non solo per lesbiche e gay ma per tutti: crediamo che la nostra sia una battaglia di valore generale e non una richiesta lobbistica - e si inserisce nel cammino di laicità e riconoscimento dei diritti civili che costituisce il conseguimento culturale veramente specifico dello sbandierato modello occidentale.

DISCUSSIONE SU FAMIGLIA, FAMIGLIE, DI.CO. E LEGGE SULLE COPPIE DI FATTO, IN PREPARAZIONE AL ROMAPRIDE DEL 16 GIUGNO. DONNE DI SINISTRA CRITICA

1. Un clima reazionario che investe le donne e tutti i soggetti “eccentrici” rispetto alla famiglia tradizionale.

Assistiamo da tempo ad una preoccupante ondata reazionaria, portata avanti dalle gerarchie ecclesiastiche e dalle destre, che accomuna sotto gli strali della difesa della famiglia tradizionale, patriarcale ed eterosessuale, le donne e le persone omosessuali, vittime entrambe di un crescente clima familista e sessista che vorrebbe ristabilire “l’ordine naturale delle cose” relegando le une al ruolo tradizionale di subalternità agli uomini e gli altri alla discriminazione e all’esclusione perenne.

Il recente dibattito politico sui Di.Co. ha portato allo scoperto questa realtà, facendo emergere tutta la violenza, l’omofobia e il sessismo che in questi anni hanno lavorato a fondo la società italiana, prima con le destre al governo ora con un centrosinistra del tutto subalterno a queste spinte, in un contesto di generale alimentato dallo “scontro di civiltà” della guerra globale che legittima teocons e teodem più o meno all’italiana.

In questo contesto vanno collocati, e si spiegano forse meglio di tanti studi sociologici da talk-show, i ripetuti episodi di violenza omofoba e sessista che hanno coinvolto – e colpito - in particolare le nuove generazioni e che, spesso e per “comodità”, sono stati nascosti dietro l’allarme bullismo. I recenti tragici fatti di Torino sono solo l’ultimo, e drammatico, campanello di allarme di un clima di destra, razzista e sessista che si sta facendo largo nella società, a partire dai giovani, e che non si contrasta certo rincorrendo le destre e la Chiesa sul loro terreno e sui loro valori come invece fa tanta parte della sinistra di governo.

L’ondata familista, quindi, accomuna oggi più che mai (e non solo sul terreno – pur sacrosanto – della solidarietà tra diverse soggettività in lotta) il movimento delle donne e quello lgbtq. Alla rivendicazione delle coppie omosessuali di essere riconosciute in quanto tali portatrici di diritti, la Chiesa contrappone la difesa della “famiglia tradizionale” incentrata sull’oppressione della donna. Non a caso nel discorso pronunciato in occasione della via crucis Ratzinger ha attribuito alla volontà delle donne di non voler assumere il proprio “ruolo tradizionale” la crisi della famiglia. E le dichiarazioni del neo presidente della Cei, Bagnasco sulla famiglia rischiano di farci rimpiangere gli anatemi di Ruini e le sue lettere pasquali alle famiglie. Oggi è quindi necessario unire le lotte del movimento lgbtq per il pieno riconoscimento delle coppie di fatto alla critica della famiglia patriarcale, che rimane ancora uno degli strumenti principali di subordinazione delle donne.

Gli stessi dati sulla violenza sulle donne ci dicono quanto l’istituto familiare sia ancora impregnato di una concezione oppressiva e proprietaria della donna, se è vero che proprio all’interno delle “mura domestiche” si perpetuano, ad opera di mariti, compagni, padri, buona parte delle violenze sulle donne. L’Istat, nella prima indagine interamente dedicata al fenomeno della violenza fisica e sessuale contro le donne pubblicata nel 2004, rileva che in Italia oltre 14 milioni di donne sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita (il 31,09%), da parte di uomini che quasi sempre sono familiari o persone conosciuta, di cui la vittima si fida.

Oltre il 43,8% delle donne che ha subito uno stupro o un tentativo di stupro, lo ha subito in luoghi familiari (a casa della vittima o di amici e parenti). I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevata così come per la violenza ripetuta che raggiunge il 67,1% contro 52,9% dei non partner. Essi sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri è, infatti, opera loro, il 17,4% di un conoscente e solo il 6,2% è stato opera di estranei.

L'ambito domestico e le relazioni di coppia con partner ed ex partner sono così quelle maggiormente a rischio di violenza per le donne. Ma non solo, la violenza subita dal partner, marito, fidanzato o padre che sia, è la prima causa di morte e invalidità permanente per le donne come emerge dai dati del Consiglio d’Europa (ottobre 2005). La famiglia, dunque, lungi dall’essere, come viene spesso identificata, un luogo di protezione, di amore, di solidarietà e di accoglienza è per molte invece un luogo che mette in pericolo la vita e produce alcune delle forme più tragiche di violenza.

Per spiegare questi dati non basta certo definire pazzi, maniaci o mostri gli aggressori, ma evidentemente è lo stesso istituto familiare che va rimesso in discussione radicalmente, a partire dalle esigenze e dal punto di vista delle donne che, ancora oggi, ne costituiscono la parte “debole” e subordinata. Denunciare il carattere patriarcale, oppressivo per le donne, della famiglia eterosessuale non significa negare che la famiglia rappresenti, per molte, un luogo positivo di affettività e condivisione della vita, ma vuol dire essere coscienti che, in una società fondata sull’oppressione di genere, la famiglia “tradizionale” riveste un ruolo determinante nel mantenimento e nella riproduzione di questa oppressione. Significa saper mettere in discussione, quotidianamente, i ruoli che la famiglia impone, le relazioni di dominio, più o meno esplicito, che produce. Significa valorizzare tutte le modalità di relazione interpersonale, affettiva, amorosa, diverse dalla famiglia tradizionale – eterosessuale e patriarcale – che, lungi dal voler rappresentare un modello alternativo e antagonista alla coppia eterosessuale – possono scardinare proprio l’idea di modello stereotipato e unico della famiglia “tradizionale” che né incarna i caratteri oppressivi ed escludenti.

2. La famiglia, le famiglie e la critica del patriarcato

Il tema della famiglia, quindi, riprende centralità e accomuna due dati – apparentemente – contraddittori come la volontà di “allargarne i confini”, riconoscendo la pluralità delle famiglie e la molteplicità di forme, come chiede buona parte del movimento lgbtq, ma anche mettendo a critica feroce la famiglia patriarcale come giustamente ha fatto e fa il movimento delle donne. E’ questa contraddizione che ha spesso reso difficile l’approccio di settori del movimento femminista o aree radicali dello stesso movimento lgbtq, con il tema del riconoscimento delle unioni di fatto e dei pacs, sentito però a livello di massa nel “mondo” lgbtq che vive – giustamente – come discriminatoria l’assenza di diritti e tutele cui sono condannate le coppie omosessuali.

Per questo crediamo che sia necessario fare un lavoro di approfondimento, dibattito e confronto su queste tematiche, unendo il patrimonio di critica all’istituzione familiare del movimento femminista ma anche di quello lgbtq, alla capacità di stare sul terreno che oggi oggettivamente lo stesso avversario pone come ambito di scontro, quello del riconoscimento di dignità e diritti per tutte le coppie, per tutte le “unità affettive” che hanno il diritto di definirsi – e voler essere definite – famiglie al pari di quelle eterosessuali. Riteniamo quindi sbagliato ogni atteggiamento “snobistico”, anche a sinistra, che non colga la centralità di questa battaglia e ’avanzamento complessivo che si determinerebbe se, in questo paese in particolare, si riuscisse almeno ad incrinare il predominio e il controllo delle gerarchie ecclesiastiche sulla vita sociale e civile di uomini e donne. La lotta il riconoscimento dei diritti e delle tutele insite nella famiglia eterosessuale anche alle coppie omosessuali oltre che una battaglia di giustizia può, e deve, essere un grimaldello per scardinare proprio l’istituzionalizzazione della “famiglia tradizionale” (che è tale perché “unica” nel modello che propone) e per considerare come portatori\trici di diritti anche i\le singoli\e e chi non concepisce le proprie relazioni affettive come legate ad una coppia.

3. Di.Co. Oovvero la cattiva coscienza del centrosinistra

Se tutto questo è vero, però, si capisce come il quadro offerto dalla discussione politica e istituzionale sia del tutto inadeguato – per usare un eufemismo – rispetto ai bisogni. Il ddl sui Di.Co. – peraltro esso stesso rapidamente abbandonato al proprio destino da un governo del tutto succube e subalterno al Vaticano e alla destra – offre strumenti insufficienti rispetto a quanto richiesto dal movimento lgtbq. Il ddl sui Di.Co. presentato dal Governo ma già “abbadonato” alla discussione del Senato dove i numeri dicono che sarà arduo affrontare la questione, offre però una risposta del tutto inadeguata. E’ evidente che in un paese impregnato, a livello politico e sociale, dalla cultura familista cattolica ogni piccolo avanzamento nella direzione dell’allargamento dei diritti, in particolare alle coppie omosessuali, va salutato positivamente. Non ci si può nascondere, però, che i Di.Co. non si limitano a fornire una risposta insufficiente alle rivendicazioni del movimento lgbtq, ma rischiano di incarnare la certificazione ufficiale – per legge – delle discriminazioni e dell’inferiorità delle unioni di fatto rispetto alla famiglia eterosessuale regolarmente sposata. Salutarli come una reale vittoria significherebbe approvare una condizione di inferiorità indebolendo il proseguimento della battaglia, perché apparentemente (e solo apparentemente) si sarebbe “vinto” contro le destre e ottenuto ciò che si voleva.

La non volontà del centro sinistra di assumere il cuore della battaglia per i pacs, ovvero il riconoscimento PUBBLICO della pluralità delle unioni e delle famiglie, è sancita con l’assenza proprio della contestualità della dichiarazione di convivenza che nel caso dei Di.Co. viene fatta separatamente dalle due componenti della coppia che comunicano tra loro via raccomandata ! In buona sostanza i Di.Co. rischiano di negare in partenza quello che dovrebbero garantire: il riconoscimento (che avviene perché pubblicamente espresso) sociale, civile e politico delle coppie che vi fanno ricorso. In secondo luogo i Di.Co., proprio perché frutto di questa logica, non equiparano affatto i diritti dei contraenti con quelli dei componenti della famiglia tradizionale, mantenendo – e per di più registrando per legge – una disparità odiosa per quanto riguarda il diritto all’assistenza sanitaria del\della congiunto\a (demandato, come già avviene ora, alle singole strutture sanitarie !); richiedendo la certificazione di 9 anni di convivenza per la possibilità di godere di diritti (peraltro neanche definiti esplicitamente, come per la reversibilità della pensione) che, nel matrimonio, si acquisiscono immediatamente; oppure per quanto riguarda l’eredità che, nel caso dei Di.Co., affianca ai diritti dei\delle componenti della coppia quella dei familiari fino al sesto grado di parentela mentre nel caso del matrimonio solo figli e coniugi godono di questo diritto.

In buona sostanza i Di.Co. parlano più della cattiva coscienza del centrosinistra che non di diritti delle coppie omosessuali, e non a caso tutto il dibattito sviluppato in parlamento finora ha visto le forze dell’Unione impegnate a spiegare come la volontà del governo non sia quella di riconoscere le coppie omosessuali ma i diritti delle coppie eterosessuali non sposate, con un’ipocrisia ridicola che ha lasciato ulteriore spazio all’offensiva delle destre. Questa ipocrisia va rotta: il riconoscimento delle coppie di fatto è in primo luogo un elemento di tutela delle coppie omosessuali (che per estensione coinvolgerebbe anche quelle eterosessuali non sposate), le uniche oggi IMPOSSIBILITATE per legge ad accedere ai diritti e alle tutele del matrimonio. Certo sarebbe un bene che nessuno\a fosse costretto a sposarsi per garantirsi il diritto di visita in carcere del congiunto o per avere la reversibilità della pensione, ma gli unici a non poterlo fare in nessun caso, neanche ricorrendo al matrimonio, sono gli omosessuali. Una sinistra degna di questo nome dovrebbe avere il coraggio di affermare questa verità, di denunciare questa ingiustizia, e di porvi rimedio in maniera conseguente.

4. Una legge giusta riconosce tutti i diritti a tutti\e

Una legge giusta per il riconoscimento delle unioni di fatto, quindi, dovrebbe semplicemente estendere tutti i diritti e le tutele previste nel matrimonio ai contraenti dell’unione, senza condizioni. Il modello spagnolo, nella sua semplicità, rappresenta un esempio particolarmente positivo. Il governo Zapatero (non particolarmente rivoluzionario e nella cattolica spagna) ha “semplicemente” modificato il codice civile affermando che il matrimonio è un’unione di due persone, e non di un uomo e una donna, estendendo automaticamente i diritti a tutte le coppie che desiderino sposarsi. Al di là delle modalità legislative e dei nomi (Pacs, unioni civili, Di.Co…), una legge sulle unioni di fatto deve eliminare le discriminazioni che esistono oggi, riconoscendo pubblicamente la pluralità e molteplicità delle coppie e riconoscendo ad esse tutti i diritti offerti dal matrimonio, da quelli pensionistici a quelli lavorativi, dal ricongiungimento familiare per gli stranieri all’assistenza sanitaria, dal regime successorio all’adozione.

Nel dibattito parlamentare in atto crediamo che la sinistra (e quindi in primo luogo la stessa Sinistra Critica) non possa attestarsi sulla difesa dei Di.Co. contro gli attacchi delle destre, ripetendo anche in questo ambito una logica di “riduzione del danno” che sancirebbe per legge proprio l’esistenza di un danno, cioè di famiglie di serie A e famiglie di serie B. Senza ovviamente correre il rischio di essere accomunati agli attacchi omofobi, razzisti e sessisti della destra è necessario sviluppare una puntuale critica “da sinistra” della proposta del governo, per provare ad ottenere dei risultati concreti sul terreno del riconoscimento PUBBLICO delle unioni di fatto e sulla reale parità dei diritti dei contraenti di queste unioni. Esiste quindi la necessità di una battaglia per dei nuovi diritti, radicalmente emendativa degli stessi Di.Co., che faccia emergere allo stesso tempo le debolezze e le contraddizioni del governo e che denunci la gravità e la pericolosità delle destre, responsabili di alimentare un clima di odio che produce violenze e discriminazioni.

5. Nessuna delega al governo ma centralità al movimento

In questo contesto si capisce quanto sarebbe sbagliato e pericoloso da parte del movimento un atteggiamento di delega nei confronti del governo, che di fatto tenderebbe a smussarne radicalità e malcontento per paura di “disturbare il manovratore” coltivando l’illusione che l’Unione possa davvero concedere il riconoscimento delle coppie omosessuali. La realtà del dibattito politico dell’ultima fase, e in particolare gli equilibri sui quali Prodi ha tentato di superare la crisi, ci dicono invece quanto pesino, anche sulle debolezze del governo, le pressioni del centro cattolico (sia del centrosinistra che del centrodestra) e delle gerarchie vaticane, e come sia davvero illusorio aspettarsi risposte positive da questo governo, in assenza di una forte mobilitazione e conflittualità. Accontentarsi di difendere i Di.Co. così come presentati oggi al dibattito del parlamento, oltre che sbagliato nel merito, può essere controproducente anche nel metodo.

Significherebbe un ulteriore cedimento all’offensiva delle destre, che abbiamo visto all’opera nel family day del 12 maggio al quale diversi ministri dell’Unione hanno annunciato di partecipare, e metterebbe il movimento su un piano inclinato alla fine del quale c’è di nuovo il riconoscimento – questo si – delle discriminazioni oggi in atto e della centralità della famiglia patriarcale come pilastro della società. Più l’attacco familista si fa forte, e violento – nei toni e non solo – più la risposta del movimento deve essere all’altezza della sfida, non cedere sul terreno dei contenuti e della battaglia culturale, né sul piano della partecipazione di massa e della radicalità. In questo contesto il Pride nazionale a Roma del 16 giugno rappresenta un passaggio cruciale per non abbandonare il campo alle destre, rispondere con la mobilitazione di piazza dal Family day e all’ulteriore svolta familista che già si annuncia a partire dal convegno organizzato dalla Ministra Bindi e provare ad ottenere dei risultati, a vincere questa prima battaglia, per incrinare almeno in parte la cappa omofoba e sessista che si respira in questo paese.

Quali famiglie?

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COMUNICATO STAMPA
IL CONVEGNO NAZIONALE A FIRENZE SULLA FAMIGLIA: QUALI FAMIGLIE?
Il fatto che le associazioni Gay e Lesbiche non siano state invitate al convegno sulla famiglia è un fatto vergognosamente noto, ma quello che è successo propio all'interno del convegno è degno di nota, tristemente degno di nota:
La Signora Sandra Alvino, presidente di A.I.T.(associazione italiana transessuali), recatasi al convegno per consegnare il propio libro "Il volo" alla ministra Bindi, è stata da prima fatta entrare al convegno stesso, ha consegnato il libro alla suddetta ministra e poi si è apprestata a seguire la giornata di discussione sulla famiglia, cosa che avrebbe duvuto riguardare tutti e tutte ed ovviamente anche la Signora Alvino, visto che ha contratto regolare matrimonio molti anni or sono...probabilmente la ministra non riconosce neanche il matrimonio civile, perchè, molto probabilmente, accortasi che il libro non parlava del rapporto tra madre e figli, ma della storia di una persona perseguitata a causa della sua identità, a pensato bene di farla allontanare da cinque, e dico cinque, persone della sicurezza ed invitata a uscire dal convegno.
A questo punto ci chiediamo:
Con quali criteri la ministra Rosy Bindi ha stabilito chi doveva partecipare al "suo" convegno? niente gay, niente lesbiche, niente trans e neanche quelle e quelli che dopo l'intervento di conversione sessuale sono divenuti a tutti gli effetti di legge, uomini e donne, alla quale viene riconosciuto anche la possibilità di unirsi in matrimonio.
Forse sarebbe meglio non indagare troppo, non vorremmo che dal prossimo convegno sulla famiglia a qualcuno venga in mente di esludere anche le persone di colore, quelle con una diversa religione da quella cristiana e i laici, questo ci ricorda tristemente un periodo oscuro della nostra storia.
Forse la ministra farebbe bene a rileggersi un pò la storia, anche se la paura è che lo spunto che ne potrebbe derivare sarebbe quello di organizzare convegni solo per le persone ariane.
Noi tutti e tutte, dotati di buon senso, rivendichiamo le nostre famiglie, basate sull'amore, il rispetto per il prossimo e la libertà di espressione e non esisterà convegno al mondo che ci farà sentire FAMIGLIE di serie B.

Fabianna Tozzi Daneri
presidente nazionale CrisalideAzioneTrans
Sandra Alvino
presidente A.I.T. Firenze

Eccomi tra voi

Car*
Mi scuso con tutti voi per la mancata partecipazione degli ultimi giorni, le elezioni( in liguria) e l'organizzazione del Pride romano mi hanno letteralmente travolta.
Ho letto dell'iniziativa alla Gaia Scenza, ottimo, Porpora è davvero in gamba, farò di tutto per poter essere presente questa sera alla riunione a Livorno, cerchiamo di sfruttare al meglio questi ultimi giorni che ci separano dal Pride romano.
Permettetemi inoltre di ringraziare tutte quelle persone che si sono prodigate a far nascere questo comitato livornese, ritroviamo anche noi quel Pride( orgoglio) di essere cittadini labronici, impegnando le nostre capacità affinchè qualcosa cambi, in meglio, nella nostra città.
Orgogliosamente persona, donna, trans, livornese.
Fabianna

lunedì 28 maggio 2007

L'aggresione dei naziskin al Pride di Mosca "benedetta" dai pope ortodossi

da Gay.it

Gravissima violazione dei diritti umani a Mosca: colpiti da pietre e uova i manifestanti, la polizia arresta Marco Cappato picchiato dai naziskin

La notizia era annunciata: il Sindaco della capitale, come vuole la tradizione da molti anni ormai, ha vietato l'annuale parate del Gay Pride russo voluta dalle organizzazioni e da Nikolai Alexeiev, coordinatore della manifestazione, in concomitanza col quattordicesimo anniversario della depenalizzazione dell'omosessualità dal Codice Penale russo. Questa volta, a sostenerlo i radicali italiani, con in testa l'europarlamentare Marco Cappato, e la parlamentare italiana Vladimir Luxuria, volata a Mosca proprio per sostenere la manifestazione.
Come Vladimir racconta, la mattina, prima della manifestazione, la delegazione viene identificata dalla polizia già all'uscita dell'hotel. "Già quando siamo usciti dall'albergo - racconta Vladimir - abbiamo trovato un nutrito gruppo di poliziotti come 'comitato d'accoglienza', che ci ha fatto controllo documenti. E quando siamo arrivati di fronte al municipio di Mosca, senza uno striscione o una bandiera, gli ultranazionalisti e gli ortodossi infiltrati in mezzo ai giornalisti, ci hanno tirato le uova. E' evidente che c'e' stata la pressione del sindaco per spaventarci e per non far avere luogo alla manifestazione". E' infatti poco dopo che scoppiano i primi tafferugli, quando i nostri si mettono in marcia per consegnare al Sindaco della Capitale una lettera firmata da 50 parlamentari europei ed italiani che gli ricorda le recenti risoluzioni del Consiglio d'Europa - cui anche la Russia aderisce - in tema di omofobia, di gay pride e di diritti umani: "mentre veniva distribuito il volantino con il testo della lettera un gruppo di naziskin, alla presenza di un vescovo ortodosso, scortato da due persone, che dava loro la benedizione, ha cominciato a tirare uova ai partecipanti all'iniziativa non violenta e poi a picchiare violentemente" la delegazione. Subito dopo è intervenuta la polizia. "Siamo molto preoccupati - dicono ora i radicali - soprattutto per le condizioni di Ottavio Marzocchi che è stato violentemente picchiato".
Tra le persone aggredite e arrestate ci sono l'eurodeputato radicale Marco Cappato, quello verde tedesco Volcker Beck e Vladimir Luxuria, parlamentare di Rifondazione Comunista, che, però, non è stata fermata dalla polizia.
"C'e' una cosa che si collega con l'Italia - afferma il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso -: questa cultura dell'omofobia di politici moscoviti e dei Paesi dell'Est in generale, si collega una campagna della Chiesa cattolica: c'e' in atto una santa alleanza tra Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica che ci preoccupa moltissimo, perche' vuole colpire le liberta' civili in tutta Europa".

giovedì 24 maggio 2007

uno straccio di laicità

http://www.controradio.it/popx.php?elemento=26725

gli incontri precedenti

Ciao a tutt*,
brevemente un sunto di quello che ci siamo detti ai primi due incontri del Comitato/Collettivo per il Pride e la laicità dello stato:
hanno partecipato molte persone, circa 30 la prima volta, e circa 25 la seconda.
Ci siamo tutti detti d'accordo sui contenuti del documento del Pride del 16 giugno a Roma e ci siamo dati come obiettivo di promuovere la massima partecipazione alla manifestazione.

PROBLEMI: livorno è una città difficile dove la realtà lgbtq (lesbo,gay,bisex,trans, queer) stenta a crearsi degli spazi (di discussione, di aggregazione, di crescita...).
gli scogli da superare per "alfabetizzare" la città e cercare di intaccare intolleranza e ignoranza sono tanti e spigolosi.
il lavoro di anni di associazioni come Agedo, Crisalide, P24 e altre è stato ed è tuttora tanto, difficile, e con pochi appoggi istituzionali. Spesso l'appoggio di forze politiche è scostante, a tratti strumentale, solitamente poco efficace.
insomma, un disastro!!!!
in più tutto il paese sta subendo un attacco su più fronti da parte della chiesa cattolica e di molte forse politiche. un attacco reazionario, contro i diritti civili di lgbtq, coppie di fatto, donne, per limitare le libertà personale e il diritto all'autodeterminazione sui propri corpi. e una vera e propria campagna razzista contro lgbtq.

OBIETTIVI IMMEDIATI: visto che il 16 ci sarà a roma la megamanifestazione del PRIDE, ci organizzeremo per andarci in massa.
prima del 16 ci saranno delle iniziative in città, banchetti, distribuzione di materiale e di stracci fucsia (campagna pubblicizzata anche da Controradio-uno straccio di laicità) e se ci riusciremo anche un dibattito pubblico (per le feste ci stiamo attrezzando!!!) e ovviamente prendiamo prenotazioni per andare a roma.

OBIETTIVI PER IL FUTURO: viste le discussioni e la buona partecipazione ai primi due incontri, speriamo che questa volta non finisca di nuovo tutto in una bolla di sapone. sarebbe buona cosa poter continuare a incontrarci, a confrontarci sulla realtà livornese e a cercare di costruire uno spazio di crescita e di visibilità delle varie realtà lgbtq.

QUINDI:
IN 1000 AI PROSSIMI INCONTRI,
GLI AGGIORNAMENTI IN TEMPO (quasi) REALE SUL BLOG,
BANCHETTI IN CITTA',
STRACCETTI FUCSIA OVUNQUE,
PARTECIPAZIONE DI MASSA A ROMA IL 16 GIUGNO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

il prossimo incontro

QUANDO:Mercoledì 30 maggio alle 21

COSA: il prossimo incontro del collettivo Livorno per il Pride.

DOVE: borgo cappuccini 278 c/o rifondazione

CHI: Tutt* quell* che vogliono partecipare

PERCHE': per rivendicare i diritti di tutt*, lesbo, gay, trans, bisex, queer, conviventi, coppie di fatto, per la difesa della laicità dello stato, per la libertà di vivere e amare senza imposizioni, per smantellare un po' di finto perbenismo,per respirare aria nuova in città

mercoledì 23 maggio 2007

Piattaforma politica ROMA PRIDE 2007

Chiediamo che sia data applicazione alla Risoluzione del Parlamento europeo del 16 marzo 2000 che chiede di garantire «alle coppie dello stesso sesso parità di diritti rispetto alle coppie ed alle famiglie tradizionali».
È una misura di civiltà cui anche l’Italia si deve adeguare per non restare ai margini del cammino di allargamento dei diritti civili intrapreso dall’Europa.
Il Parlamento dovrebbe affrontare, dopo il disegno di legge proposto dal Governo, il tema delle unioni di fatto. Consideriamo il livello della discussione del tutto arretrato. Le esigenze e i bisogni delle coppie lesbiche e gay, comunque escluse dall’accesso al matrimonio per un’ingiusta discriminazione, non vengono tenuti nella dovuta considerazione.
Chiediamo, quindi, la parità dei diritti, attraverso l’estensione del matrimonio civile o istituto equivalente. Nel rispetto delle differenti modalità di legami sentimentali, ed in linea con ciò che è avvenuto in Europa chiediamo inoltre la creazione di istituti differenti e distinti dal matrimonio che prevedano il riconoscimento giuridico pubblico delle unioni civili. Andrà affrontato con un’apposita legge il tema della responsabilità genitoriale dei partner di fatto, anche dello stesso sesso, nell’interesse delle migliaia di figli di lesbiche e gay presenti nel paese.


LOTTA ALLE DISCRIMINAZIONI

La Risoluzione del Parlamento europeo del gennaio 2006 ha chiesto di «assicurare che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender siano protette da violenze e dichiarazioni di odio omofobico». La sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996, ha esteso alle persone “che transitano da un sesso all’altro” l’applicazione della Direttiva Europea 76/207 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne e le leggi nazionali ad essa ispirata.
In Italia per le persone lgbt continuano le discriminazioni sul lavoro, nella scuola, nella società. Chiediamo una legge contro le discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, che rimuova gli ostacoli di natura sociale e normativa che limitano l’effettiva uguaglianza delle persone omosessuali e transgender e recepisca in modo pieno e sostanziale le Direttive Europee 207 del 1976 e 78 del 2000.
In particolare chiediamo: · l’estensione della legge Mancino all’orientamento sessuale e all’identità di genere; · l’applicazione della direttiva europea 207 del 1976 sulla parità di trattamento tra gli uomini e le donne anche alle persone che transitano da un sesso all’altro, secondo la sentenza della Suprema Corte Europea del 30 aprile 1996;· la modifica del Decreto legislativo 216 del 2003 “Attuazione della Direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro”, anche per eliminare le nuove discriminazioni introdotte, come quelle contro gay e lesbiche in divisa; il recepimento della direttiva europea 38 del 2000 sulla libertà di movimento dei cittadini europei in modo rispettoso dei diritti delle coppie di fatto o registrate gay e lesbiche;· l’applicazione della direttiva europea 85 del 2005 sullo status di rifugiato anche a gay, lesbiche, bisessuali e transgender perseguitati nei loro paesi.
Chiediamo inoltre che vengano pianificate azioni positive contro il pregiudizio omofobico e transfobico e le discriminazioni: interventi nelle scuole, campagne di sensibilizzazione, buone pratiche.
L’Italia assuma un ruolo propositivo per il rispetto dei diritti umani nel mondo, per l’abolizione della pena di morte, per la depenalizzazione del reato di omosessualità e transessualità presente nelle legislazione di decine di paesi.


SALUTE E BENESSERE DELLE PERSONE LGBT

Va garantito il diritto alla salute delle persone lgbt ponendo fine alle discriminazioni in ambito sanitario, riattivando le campagne ministeriali di informazione sulla prevenzione, garantendo i diritti delle persone sieropositive.
Chiediamo una modifica della legge 40 per consentire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita alla singola maggiore e la revisione della legge 164 del 1982 sul cambiamento di sesso, per consentire il cambio anagrafico di nome proprio e identificativo di genere senza l’obbligo di intervento chirurgico genitale. Chiediamo la gratuità delle terapie necessarie alla transizione di genere e che si affronti il tema dell’intersessualismo.